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Le viole: in vaso e in giardino

venerdì, 8 marzo 2013

Sono sempre piaciute, le piccole e tenere viole mammole, e non solo ad anziane signore e fanciulle in fiore, come suggerisce il loro aspetto delicato e romantico.

Tra i loro ammiratori vi sono anche molti uomini, come il conte friulano Filippo Savorgnan di Brazzà, che nella seconda metà dell’Ottocento si dedicò alla loro ibridazione.

E come Napoleone Bonaparte, da quando, in occasione del loro primo incontro, la bella Giuseppina de Beauharnais gliene regalò un mazzolino e poi le volle ricamate sull’abito da sposa: l’imperatore dei francesi le amò tanto che sotto la Restaurazione divennero l’emblema dei Bonapartisti, in contrapposizione al giglio dei Borbone.

le viole

In tempi più recenti, sono diventate la passione segreta del vivaista Pier Luigi Priola, il maggiore collezionista italiano di erbacee perenni: “contagiato” da Mirella Collavini Presot, appassionata di piante antiche dimenticate, le raccoglie da anni e ora, il 16 e 17 marzo, le mette in mostra nel suo vivaio a Treviso.

In totale, una settantina di varietà, antiche e moderne, semplici e doppie, nelle diverse sfumature del viola, del bianco e del rosa, tutte più o meno profumate, in fiore da gennaio a marzo, ma alcune, ancor più se protette, anche da ottobre-novembre, e qualcuna fino ad aprile.

Le varieta semplici, tutte rustiche, derivano da Viola odorata, la classica “mammola”: di origini europee e asiatiche, ma oggi diffusa anche in America, Australia e Africa, fin dall’antichità é stata cantata, dipinta e coltivata per raccoglierne i fiori e preparare ghirlande, unguenti, decotti, dolci e liquori.

Le doppie, più profumate ma più sensibili al freddo, é invece probabile siano nate a latitudini più calde, da incroci con altre specie, forse originarie della Turchia o della Persia, e in seguito introdotte in Europa da veneziani, portoghesi o arabi.

Le prime notizie certe risalgono all’inizio del 1700, quando i conti di Brazzà, progenitori del futuro ibridatore, ne portarono una a Udine dalla Catalogna.

Nel 1735, viole doppie erano coltivate in Provenza, per estrarne la fragranza, altre crescevano, qualche anno dopo, nell’Orto botanico di Parma. E a Parma sarebbero arrivate dalla Spagna, passando per Napoli, per poi raggiungere la Francia, attraverso le rispettive case regnanti dei Borbone (loro, che tempo dopo se le vedranno contrapporre dall’odiato Napoleone).

Nel corso del loro cammino, questi piccoli fiori simili a profumatissirne roselline color zaffiro con cuore bianco, acquistarono nomi diversi legati ai luoghi via via toccati (‘Violetta portoghese’, ‘Violetta di Napoli’, ‘Violetta di Parma’, ‘Violetta di Udine’, ‘Violetta di Tolosa’), ma in realta, spiega Priola: “E possibile che si tratti della medesima varietà, data la forte somiglianza fra tutte e la tendenza ad assumere fisionomie un po’ diverse a seconda degli ambienti in cui sono coltivate».

Una moda irresistibile La Belle Epoque, periodo che va dal 1870 alla prima guerra mondiale, fu il momento d’oro per le mammole, semplici o doppie che fossero.

Il mazzolino di violette appuntato alla scollatura degli abiti delle dame e all’occhiello di quelli di eleganti signori divenne un protagonista della vita mondana.

Predilette da Eleonora Duse, che perfino scriveva con inchiostro viola, le viole venivano coltivate in grandi distese o, le più delicate, sotto protezione, in particolare in Provenza, nell’Inghilterra meridionale, negli uliveti liguri, nelle serre parmensi, nei giardini friulani.

Gli ibridatori diedero vita a molte nuove varietà, a cominciare dal conte di Brazzà, famoso per proteggere dal freddo le sue beneamate con gusci d’uovo: incrociando una doppia di colore blu-viola con una specie bianca spontanea trovata in Maremma, nel 1875 ottenne la celebre ‘Viola di Brazzà’ o ‘Conte di Brazzà’, tra i fiori all’occhiello della collezione di Priola. Tra le più belle mammole doppie dell’epoca, vi sono anche ‘Neapolitan’, probabilmente la capostipite delle varieta europee; ‘Marie-Louise’, con fiori celesti punteggiati di rosso, e ‘Duchessa di Parma’, violablu, dedicate a Maria Luisa d’Asburgo, seconda moglie di Napoleone, che molto si adoperò per la produzione delle viole nel granducato.

E, ancora, ‘Lady Hume Campbell’, ‘Gloire de Verdun’, ‘Reine de Blanches’, amatissirna in epoca vittoriana, ‘Rose Bruneau’, in fiore da ottobre a maggio.

Tra le semplici, ci sono ‘Goethe’, bianca soffusa di rosa e blu chiaro, trovata dal poeta nel suo giardino a Weirnar; ‘Princesse de Galles’, con fiori grandi, blu-lilla, su lunghi steli; ‘La France’, dal 1891 la più coltivata in Francia per la produzione di fiori recisi; ‘Victoria Regina’, preferita invece in Inghilterra: creata dall’ibridatore George Lee nel 1873, la dedicò all’allora sovrana, tanto appassionata di violette che nelle serre del castello di Windsor ne fece piantare più di tremila.

Le varietà moderne

Ma la collezione comprende anche numerose varietà moderne: dopo il calo di interesse durante le due guerre mondiali, le violette hanno infatti ripreso a incantare amatori, vivaisti e soprattutto ibridatori, europei, ma anche australiani e neozelandesi.

Tra le piu recenti a fiore semplice, vi sono per esempio ‘Elsrneer’, celeste, in fiore da novembre ad aprile, ‘Lydia’s Legacy’, color carminio, ‘Madame Armandine Pages’, rosa; Paustraliana ‘Empress Augusta’, robusta, profumata e molto fiorifera; la neozelandese ‘Iosephine’, rosa fucsia, un po’ delicata, ‘Becky Groves’, rosa pallido, ‘Annie’, rosa scuro…

Tra le doppie, ‘Ashvale Blue’ e ‘Bethan Davis’, bianco-azzurrine, e Paustraliana ‘Ferdnale’, dai fiori bianco avorio spruzzati di puntini blu.


articolo di Margherita Lombardi _ foto di Ferruccio Carassale

Articolo apparso su ‘Gardenia’ numero 347 – marzo 2013.

numero 347 del mese di marzo 2013 della rivista gardenia viole mammole in tutti i colori vivaio priola

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