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Che tempo fa e farà a Treviso nei prossimi 4 giorni

    Azienda Agricola Priola Pier Luigi via delle Acquette 4 - 31100 Treviso (Treviso) - Italia


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    Aster (detti anche settembrini)

    Da lontano i fiori degli aster (detti anche settembrini) – in realtà infiorescenze a capolino – sembrano miriadi di piccole stelle: bianche, azzurre, rosa, malva, viola, ciascuna con il suo bottoncino al centro, dapprima giallo, poi bruno, sbocciano a profusione, per settimane, illuminando il giardino sul finire della bella stagione.

    Sono gli Aster d’autunno: innumerevoli ibridi e cultivar ottenuti a partire da una manciata di specie, grazie alla paziente attività degli ibridatori – svizzeri, tedeschi, americani ma soprattutto inglesi – e all’inconsapevole lavoro degli insetti impollinatori. Per essere precisi, alcuni di questi astri autunnali incominciano a fiorire a inizio estate, talvolta già in maggio, mentre altri attendono settembre; gli uni e gli altri poi vanno avanti anche fino a ottobre-novembre (non mancano nemmeno astri esclusivamente estivi, ma questa è un’altra storia).

    Come non essere loro grati? Come fuochi d’artificio gli aster, regalano colore e suggestione prima dell’inverno a bordure, aiuole, orti, terrazzi e, una volta recisi, ai vasi di casa. Erbacee perenni robuste, rustiche e di facile coltivazione, gli astri chiedono soltanto un po’ di sole e terreni freschi, ma non bagnati.

    Pier Luigi Priola, presso il cui vivaio abbiamo realizzato il servizio di queste pagine, se ne è innamorato quarant’anni fa e da allora non ha smesso di collezionarli.

    Al momento, fra estivi-autunnali e autunnali ne ha in catalogo quasi 200, ma un’altra settantina è già in moltiplicazione per l’anno prossimo. A lui abbiamo chiesto di presentarci i più belli, i più affidabili, i più nuovi. «Gli aster più conosciuti sono i “settembrini”, così chiamati perché fioriscono principalmente in settembre», incomincia Priola. «Derivano da due specie nord-americane arrivate in Inghilterra nel 1710: Aster novi-belgii e A. novae-angliae, molto simili ed entrambe a fiore blu-violetto. La seconda, un po’ più alta e legnosa, ha dato origine alle varietà dai colori più brillanti, che tuttavia hanno avuto meno fortuna di altre, probabilmente perché hanno la propensione a spogliarsi lungo il fusto; inoltre è meglio limitarle all’Italia settentrionale, perché soffrono il caldo».

    Tra le migliori, Barr’s Blue, a fiore grande, blu-violetto; Rosa Sieger, rosa lacca, e Red Cloud rosso, tutte alte da 120 a 140-150 centimetri. Più piccola e compatta la discendenza di Aster novi-belgii, tra cui Coombe Queen, con fiori rosa intenso; Coombe Rosemary, che invece li ha viola e semidoppi; Fellowship, dai grandi capolini rosa tenero, e Notte d’Autunno, tardivo, semidoppio, blu-viola, «di una bellezza rara», dice Priola. «Ai novi-belgii appartengono anche alcune varietà basse, alte cioè da 35 a 60 centimetri, un tempo indicate con il nome di Aster dumosus: Apollo, per esempio, a fiore bianco, e Chatterbox, un cespuglietto di appena 30-40 centimetri, con fiori semidoppi, rosa chiaro».

    Di taglia ridotta e fioritura estivo-autunnale, con capolini grandi, le varieta di A. amellus e di A. x frikartii. La prima specie, a fiore azzurro, é piuttosto comune in tutta l’Europa nord-orientale, nelle zone collinari e montane fino a 1.200 metri di altitudine; il secondo é invece un ibrido fra quest’ultima e Phimalayana A. thomsonii, con fiori larghi 5-6 centimetri: ottenuto dallo svizzero Karl Frikart intorno al 1920, produce capolini altrettanto larghi, azzurro-violetto.

    «Tra le loro cultivar piu belle vi sono, secondo me, Aster amellus ‘King George’, a fiore violetto, alta 30-40 centimetri, e A. x frikartii ‘Monch’, 60 centimetri di altezza, dai capolini blu chiaro con grande disco giallo, che sbocciano a partire da giugno. Meno noto ma altrettanto decorativo, é A. turbinellus, nord-americano, un vero e proprio turbine di fiori», scherza Priola. «Ugualmente grazioso A. peduncularis (un tempo A. asperulus) originario di India e Pakistan, che pero mi aspetto riscuota meno successo perché ha una fioritura piu rada».

    Ma chi lo sa, il gusto dipende dalle mode: se fino a una ventina di anni fa andavano per la maggiore gli aster a fiore grande, doppio, dai colori vivaci, oggi invece si apprezzano quelli con capolini semplici, piccoli ma numerosi, dalle tinte chiare: «Derivati da specie nord-americane, alti da 70 a 120-140 centimetri, questi aster sono attraenti, soprattutto quando si ricoprono di api e farfalle. Diversamente dai capolini più grandi, che una volta sbocciati cadono in due-quattro giorni, immutati, i fiori piccoli durano più a lungo e cambiano colore man mano che maturano, con tempi diversi è un risultato straordinario. Inoltre hanno foglie minute e sottili, molto graziose».

    In particolare, Priola predilige Aster ericoides e le sue varieta, tra cui ‘Hon. Vicary Gibbs’ e, appena introdotta in catalogo, ‘Yvette Richardson’, dai fiori piccini (mezzo centimetro di diametro), riuniti in grandi pannocchie adatte al taglio. Altrettanto incantevoli A. pilosus pringlei e le sue cultivar ‘Monte Cassino’ e ‘Pink Cassino’, rispettivamente bianca e rosa (fino a pochi anni fa annoverate fra gli A. ericoides); e, ancora poco conosciute in Italia, A. cordifolius e A. lateriflorus: della prima, il vivaista trevigiano raccomanda ‘Blutenregent’, con fiori molto piccoli, celesti, «di una bellezza che non ti dico»; la “storica” ‘Little Carlow’, a fiore azzurro-lavanda, e ‘Ideal’, blu chiaro, più tardiva di una settimana.

    Della seconda, ‘Lady in Black’, bianco, e ‘Prince’, rosa carico, ma lenta a crescere, entrambe con elegante fogliame sfumato di nero. Se per Vita Sackville-West gli aster in giardino non potevano assolutamente mancare, e Gertrude Jekyll vi dipingeva meravigliose, quanto impegnative, bordure autunnali, come utilizzarli oggi? «In grandi masse, assieme ad altri fiori autunnali, come rudbeckie, Coreopsis, Helenium e altre margherite, e alle graminacee ornamentali, soprattutto Malscanthus e cortaderie. Oppure, in grandi siepi nell’orto, come si usava una volta, per poi raccoglieme i fiori», suggerisce Priola. Più in dettaglio, la paesaggista Cristiana Serra-Zanetti propone di accostare Aster cordifolites ‘Little Carlow’, per lei «il migliore degli azzurri», e il candido A. laterifolius ‘Chloe’, scoperto alla mostra di Courson, all’anemone ‘Honorine Jobert’, che ne sottolinea la morbidezza.

    Un ultimo consiglio di Priola: «Invece di eliminare i fiori secchi prima dell’inverno, com’è prassi, lasciateli: si copriranno di brina e piccole ragnatele, con un effetto molto suggestivo».

    I nostri aster o settembrini


    Articolo apparso su ‘Gardenia’ numero 318 – ottobre 2010.


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