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Achillea di mitologica memoria

mercoledì, 29 luglio 2020

Achillea di mitologica memoria

Il potere evocativo di un fiore è carico di suggestione quanto quello di un profumo o un sapore che rianima la memoria dei sensi.
Alcune piante riescono addirittura a risvegliarli tutti e cinque contemporaneamente.
Non è pura deformazione professionale associare ad una pianta o a un fiore un ricordo. Capita a molti che un campo di grano maturo punteggiato di indisciplinati papaveri riporti all’immobile calura estiva della nostra gioventù, che un’esuberante bouganville ci riconduca al viaggio nel nostro meridione, che un viale di tigli profumi di primaverili biciclettate, che un prato di narcisi ci tolga la nostalgia di primavera così come un viale di cipressi faccia subito Toscana…. il nostro cammino è segnato inevitabilmente da queste vive presenze.
Sta tutto nel nome di questo genere di piante, le achillee, la loro capacità di riportarci a memorie scolastiche, a studi di storia ellenica. Le immaginiamo spuntare dai terreni assolati e sassosi delle isole greche, fiere di esser state colte dal prode Achille per guarire l’amico ferito, agitarsi al vento con eleganza e leggerezza che non lascia trasparire la loro tenacia. Le ritroviamo ora declinate in molte varietà (in vivaio ne sono presenti più di 100) così da soddisfare esigenze di altezze che vanno dai 20-30 cm a varietà che superano il metro e di colorazioni dei capolini che spaziano dal bianco, al rosso, al giallo, al rosa in tante gradazioni). L’utilizzo più diffuso l’abbiamo nella bordura mista dove può essere collocata in 1°, 2° e 3° piano per le tante varietà di cui disponiamo. Largo impiego lo ritroviamo anche nel prato fiorito tornato di gran moda perché sposa filosofia di naturalezza ed eco-sostenibilità (anche se ottenere un prato fiorito armonioso e di bell’effetto non è poi cosa da principianti!).
Le achillee sono Asteracee dalle prolungate fioriture, vera attrazione per le farfalle, che durano fino all’autunno. Hanno poi una forte resistenza a gelo e siccità (ritrovarle cresciute spontanee ai bordi delle strade lo conferma). Tutte peculiarità che le rendono ancor più appetibili al palato di giardinieri esigenti.
Non dimentichiamo che una volta sfiorite tornano molto utili nelle composizioni di fiori secchi: la ptarmica ‘Perry’s White’ e la filipendulina ‘Coronation Gold’.
Le varietà degne di nota sono troppe da elencare, mi limito a ricordarne alcune che apprezzo particolarmente: filipendulina ‘Golden Plate’ e la taygetea ‘Moonshine’ che portai dalla Svizzera nel 1964, millefolium ‘Lachsschönheit’ (sin. ‘Salmon Beauty’) del 1970 e la millefolium ‘Martina’ del 1972.
Amano terreni semplici, ben drenati, non disdegnano le concimazioni che possono aiutare soprattutto dopo il taglio della prima fioritura a far sì che rifioriscano facilmente.
Ecco le perenni a mio giudizio più adeguate da accostare:
Agastache, Aster x frikartii ed amellus, Campanula lactiflora, Chrysanthemum leucanthemum, Coreopsis, Delphinium, Helenium, Salvia, Veronica e Veronicastrum. Diamo un tocco di eleganza unendole poi con graminacee tipo Calamagrostis acutiflora ‘Karl Foerster e Stipa tenuifolia.
Trovo che le achillee siano piante con potenzialità non sufficientemente sfruttate, un po’ per la tendenza ad andare agli estremi che si traduce da un lato con l’utilizzo ripetitivo delle solite piante perché si rischia meno andando sul sicuro o dal lato opposto impiegando rare piante d’importazione solo per il gusto di stupire. Studiare nelle tante loro varietà anche le piante più comuni è sicuramente più impegnativo, ma contribuiremmo a divulgare un importante patrimonio godendo di piante che ci riserveranno gratificanti risultati ed inaspettate sorprese…

Articolo pubblicato sulla rivista mensile “VILLEGIARDINI” del mese di luglio 2020 a pag. 33


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